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Pierpaolo Spollon, il golden boy delle serie tv, alla prova del Concertone del Primo Maggio

L'attore padovano, che ha trasformato una bocciatura in un trampolino verso il successo, debutta come conduttore della maratona musicale di Cgil, Cisl e Uil.

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Pierpaolo Spollon, il golden boy delle serie tv, alla prova del Concertone del Primo Maggio
L'attore padovano, che ha trasformato una bocciatura in un trampolino verso il successo, debutta come conduttore della mCredit · Virgilio Sapere

I fatti

  • Pierpaolo Spollon è nato a Padova il 10 febbraio 1989.
  • È figlio unico di un commissario di polizia e di un'impiegata civile dell'esercito.
  • Ha frequentato il Liceo scientifico a Padova, nonostante eccellesse nelle materie umanistiche.
  • È stato bocciato in terza superiore; la professoressa che lo bocciò in seguito si disse pentita.
  • Ha debuttato come attore nel 2009 nella miniserie 'Nel nome del male'.
  • Il 1° maggio 2026 sarà co-conduttore del Concertone del Primo Maggio su Rai 3, insieme ad Arisa e BigMama.
  • L'evento durerà dieci ore e vedrà esibirsi quarantacinque artisti in Piazza San Giovanni a Roma.
  • Nel 2024 ha co-condotto 'Tutti a scuola' su Rai 1 con Eleonora Daniele.

Un debutto ad alta tensione

Il 1° maggio 2026, Pierpaolo Spollon salirà sul palco di Piazza San Giovanni a Roma per co-condurre il Concertone del Primo Maggio, la maratona musicale organizzata da Cgil, Cisl e Uil. Per l'attore padovano, classe 1989, si tratta del debutto assoluto come cerimoniere di un evento che durerà dieci ore e vedrà alternarsi quarantacinque artisti. Accanto a lui ci saranno le cantanti Arisa e BigMama, con il compito di tenere insieme una diretta che parte alle 15.15 su Rai 3. La scelta di Spollon non è casuale: il suo volto è ormai familiare a milioni di telespettatori grazie a una serie di ruoli di successo nelle fiction Rai. Dalle corsie di 'Doc – Nelle tue mani' ai conventi di 'Che Dio ci aiuti', passando per i laboratori de 'L'allieva', la sua carriera è una collezione di successi che lo hanno reso 'di famiglia' per il pubblico italiano. L'impresa, però, è tutt'altro che semplice. Gestire dieci ore di diretta, con quarantacinque artisti in scaletta, richiede ritmo, presenza scenica e capacità di improvvisazione. Spollon dovrà dimostrare di saper reggere il peso di un evento che è anche un rito collettivo per il mondo del lavoro italiano.

Da Padova al set: la scoperta del cinema

Pierpaolo Spollon nasce a Padova il 10 febbraio 1989, figlio unico di un commissario di polizia e di un'impiegata civile dell'esercito. Cresce in una casa dove il rigore delle divise non lascia molto spazio alla fantasia, ma trova rifugio nei pastelli e nei sogni di un futuro artistico. Alle superiori frequenta il Liceo scientifico della sua città natale, scelto su consiglio dei genitori perché offriva più sbocchi lavorativi rispetto al classico. È proprio grazie alla scuola che scopre il cinema: partecipa a un provino per il film 'La giusta distanza' di Carlo Mazzacurati, un'esperienza che segna l'inizio della sua strada. Il debutto come attore arriva nel 2009, nella miniserie 'Nel nome del male'. L'anno successivo esordisce al cinema con 'Terraferma', per poi trasferirsi a Roma e iscriversi, nel 2014, alla scuola di recitazione del Centro sperimentale di cinematografia della capitale.

La bocciatura che ha cambiato tutto

Spollon non nasconde di essere stato uno studente pigro e ansioso. 'Eccellevo molto nelle materie umanistiche, ma andavo male proprio in quelle scientifiche', ha raccontato in un'intervista del 2024 a TvBlog. 'Ero un alunno pigro. Nelle cose che mi piacevano andavo benissimo, mentre in quelle che non mi piacevano andavo malissimo'. Il punto di svolta arriva in terza superiore, quando viene bocciato. 'La prof che mi bocciò poi disse di essersi pentita di averlo fatto, ma io credo che tutto sommato mi è servita quella bocciatura', ha dichiarato. 'Quell'anno pensavo più all'amore che allo studio'. La caduta, però, si trasforma in un'opportunità: 'Ho deluso i miei genitori – ha raccontato – e loro hanno avuto la forza di dirmi “Non preoccuparti, l'importante è che tu impari”'. Quella bocciatura gli ha permesso di abbandonare le aspettative altrui per inseguire le proprie, portandolo dritto dai banchi di scuola ai set più importanti. 'Sono stati sei anni di liceo meravigliosi, neppure la bocciatura mi ha scalfito', ha concluso.

Il rapporto con la scuola e la riflessione sui genitori

Nella stessa intervista, Spollon si è lasciato andare a una riflessione più ampia sul sistema scolastico e sul ruolo dei genitori. 'Questa è la generazione in cui si è praticamente annullato il gap fra genitori e figli', ha osservato. 'Le generazioni passate avevano un giusto distacco, quello che ci deve essere, fra genitori e figli'. Secondo l'attore, 'i genitori non devono essere amici dei figli. Devono essere genitori. Gli amici dei figli sono altri. Ci deve essere una naturale distanza fra il genitore ed il proprio figlio. Mamma e papà ci devono essere sempre, per un consiglio, per un aiuto e soprattutto per educare i propri figli'. Spollon ha poi criticato la tendenza dei genitori a sostituirsi ai figli nei rapporti con gli insegnanti: 'Oggi i genitori, quando vanno dagli insegnanti, si sostituiscono ai loro ragazzi, contestando il voto brutto o un certo comportamento del docente'. Per lui è fondamentale 'imparare anche a fallire a scuola' ed è responsabilità dei 'genitori di lasciar fallire i propri figli. Un fallimento può essere anche più utile di un successo'.

Un messaggio ai giovani e alle famiglie

In occasione dell'evento 'Tutti a scuola' del 2024, che ha co-condotto su Rai 1 con Eleonora Daniele, Spollon ha rivolto un appello diretto ai genitori. 'Dialogate con i figli, non piazziamoli subito davanti agli schermi', ha detto. 'I figli non sono pacchi da prendere dal punto A al punto B. Cercate di ricordarvi come lo stato d'animo dei vostri genitori ha influenzato la vostra vita'. L'attore ha anche raccontato il suo primo giorno di liceo, svelando la sua timidezza: 'Non benissimo. Sono sempre stato un ragazzo estremamente timido. Quel giorno volevo essere perfetto. Ero andato dal barbiere che però mi sbagliò il taglio dei capelli, quindi ero disperato. Ero a Padova e ricordo che ci andai da solo a scuola quel primo giorno, solo a metà strada si aggiunse una mia cara amica'. Un aneddoto che rivela il lato umano di un attore che, nonostante il successo, non ha dimenticato le difficoltà del percorso.

Il futuro tra fiction e palcoscenico

La carriera di Spollon continua a crescere. Dopo i ruoli in 'Una grande famiglia', 'Un passo dal cielo', 'L'allieva', 'Doc – Nelle tue mani', 'Che Dio ci aiuti', 'Leonardo' e 'Blanca', il 2026 lo vede protagonista di una nuova sfida: il Concertone del Primo Maggio. L'evento rappresenta un'occasione per dimostrare le sue capacità anche al di fuori della recitazione. 'Dare un ritmo alla maratona' è l'obiettivo dichiarato, in un contesto che unisce musica, politica e società. La presenza di Spollon, insieme ad Arisa e BigMama, punta a coinvolgere un pubblico ampio, dai giovani ai meno giovani. Per il golden boy delle serie tv, il 1° maggio sarà un banco di prova importante. La sua storia personale – dalla bocciatura al successo – potrebbe diventare un messaggio di resilienza per molti spettatori.

In sintesi

  • Pierpaolo Spollon debutta come conduttore del Concertone del Primo Maggio 2026 su Rai 3, affiancato da Arisa e BigMama.
  • L'evento, organizzato da Cgil, Cisl e Uil, durerà dieci ore con 45 artisti in Piazza San Giovanni a Roma.
  • Spollon è nato a Padova il 10 febbraio 1989, figlio di un commissario di polizia e di un'impiegata civile dell'esercito.
  • Ha frequentato il Liceo scientifico, nonostante la sua inclinazione per le materie umanistiche, ed è stato bocciato in terza superiore.
  • La bocciatura è stata un punto di svolta: i genitori lo hanno sostenuto, permettendogli di seguire la sua passione per la recitazione.
  • Spollon ha esordito come attore nel 2009 e si è formato al Centro sperimentale di cinematografia di Roma a partire dal 2014.
  • L'attore ha criticato la tendenza dei genitori a sostituirsi ai figli nel rapporto con la scuola, sottolineando l'importanza del fallimento formativo.
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