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Tomaso Montanari accusa Meloni e Salvini dal palco del Concertone: «Da Benito a Giorgia un lungo filo nero»

Il rettore dell'Università per stranieri di Siena mostra un collage che accosta la premier a Mussolini e un ritratto del vicepremier fatto con foto di migranti morti, scatenando la reazione di Fratelli d'Italia.

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Tomaso Montanari accusa Meloni e Salvini dal palco del Concertone: «Da Benito a Giorgia un lungo filo nero»
Il rettore dell'Università per stranieri di Siena mostra un collage che accosta la premier a Mussolini e un ritratto delCredit · Corriere della Sera

I fatti

  • Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, ha parlato al Concertone del Primo Maggio a Taranto.
  • Ha mostrato un collage che accosta un manifesto elettorale di Giorgia Meloni a una copertina de La Domenica del Corriere con Benito Mussolini.
  • Ha definito la destra attuale «profondamente fascista nella sua ideologia» e ha citato Hannah Arendt: «La verità e il potere sono nemici intimi».
  • Ha poi proiettato un ritratto di Matteo Salvini composto da 400 foto di migranti respinti in mare, realizzato da studenti di un liceo artistico di Pisa.
  • Giovanni Donzelli, capo dell'organizzazione di Fratelli d'Italia, ha commentato: «Montanari è ossessionato. Vede fascismo e Meloni ovunque».
  • Il deputato Dario Iaia (FdI) ha definito l'accostamento «propaganda scadente» e «un trucco retorico indegno».
  • Sul palco di Taranto è intervenuta anche Francesca Albanese, relatrice speciale dell'ONU per il territorio palestinese.
  • A Roma, il cantante Piero Pelù ha definito Mussolini «un morto sul lavoro, ma sanguinario e traditore».

Un collage che incendia il dibattito politico

Il Concertone del Primo Maggio a Taranto si è trasformato in un palcoscenico politico quando Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, ha preso la parola nelle ultime battute della serata. Di fronte a un maxischermo, ha mostrato un collage che accostava un manifesto elettorale di Giorgia Meloni a una prima pagina de La Domenica del Corriere con il ritratto di Benito Mussolini. «Da Benito a Giorgia c'è un lungo filo diretto, un lungo filo nero, nerissimo. Si chiama fascismo», ha dichiarato Montanari, scatenando immediatamente una bufera politica. Il rettore ha poi citato Hannah Arendt: «La verità e il potere sono nemici intimi», e ha invitato il pubblico a «svelare la vera natura» del potere rappresentato dalla premier.

L'attacco a Salvini e il ritratto dei migranti

Nel mirino di Montanari è finito anche il vicepremier Matteo Salvini. Sul maxischermo è apparso un collage di foto di migranti, realizzato da studenti di un liceo artistico di Pisa, che riproduceva il volto del leader della Lega. «Il volto pubblico del capo della Lega è una costruzione attenta e studiata, fatta di selfie con sorrisi a 32 denti, alternati a esibizioni di rosari, bagni nella Nutella, bacioni mescolati a minacce e felpe che si trasformano in divise», ha spiegato Montanari. «Ma se lo guardiamo da vicino, questo ritratto svela la verità: i ragazzi di Pisa hanno incollato 400 fotografie che ritraggono altri corpi – ha continuato –: quelli dei migranti in mare respinti, morenti, uccisi. Il corpo del capo è il corpo di un consenso costruito attraverso l'odio e la paura, attraverso la sofferenza inflitta a corpi fragili, sorvegliati e puniti».

Le reazioni della maggioranza: «Propaganda scadente»

Le parole di Montanari hanno suscitato dure reazioni da parte di Fratelli d'Italia. Giovanni Donzelli, capo dell'organizzazione del partito, ha commentato sui social: «Montanari è ossessionato. Vede fascismo e Meloni ovunque. Se non rappresentasse una importante Istituzione Accademica ci sarebbe solo da ridere». Ha aggiunto che «all’odio che una certa sinistra anche ieri ha provato a fomentare nelle piazze ha già risposto il sorriso che Giorgia Meloni aveva mentre incontrava i ragazzi e lavoratori straordinari di PizzAut». Il deputato Dario Iaia, presidente provinciale di FdI a Taranto, ha definito l'accostamento «propaganda scadente» e «un trucco retorico indegno, utile solo a fare rumore e a drogare il dibattito pubblico». Secondo Iaia, «mettere sullo stesso piano una dittatura e un governo democraticamente eletto è indegno».

Il contesto del Primo Maggio tra politica e musica

Il Concertone di Taranto non è stato l'unico palco a tingersi di politica. A Roma, in piazza San Giovanni, la cantante Delia ha modificato il testo di Bella Ciao, sostituendo «essere umano» a «partigiano», scatenando polemiche sui social. In un lungo post su Instagram, ha difeso la scelta: «Bella Ciao è il simbolo di quella libertà che abbiamo bisogno di cantare, oggi e sempre. Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili, da settimane in Iran vengono calpestati diritti fondamentali, a Gaza sta avvenendo un vero e proprio genocidio». Sempre a Roma, il cantante Piero Pelù ha definito Mussolini «un morto sul lavoro, ma sanguinario e traditore», al grido di «Palestina libera». A Taranto, invece, il concerto si è collegato con una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla sfuggita all'abbordaggio della marina israeliana.

L'intervento di Francesca Albanese e il legame con Gaza

Sul palco di Taranto è intervenuta anche Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per il territorio palestinese. «Il giorno dei lavoratori va commemorato e non festeggiato, come si fa a 500 km da qui mentre si festeggia con un grande concerto, sponsorizzato tra gli altri dall'Eni, un'azienda che è un emblema dello sfruttamento dell'ambiente e delle persone», ha dichiarato. «La consapevolezza è la chiave per attivare un processo dialettico di liberazione. A Taranto come a Gaza, in Palestina come in Italia, in Europa». Albanese ha aggiunto che la sua presenza non era un gesto simbolico, ma «un tributo ai caduti dell'Ilva come ai caduti in Palestina», collegando le morti sul lavoro nella ex Ilva di Taranto al conflitto in corso.

Le prospettive politiche: verso il 2027?

L'intervento di Montanari è stato interpretato da alcuni commentatori come l'inizio della campagna elettorale per le elezioni del 2027, con la sinistra che punta sulla contrapposizione tra antifascismo e l'ombra del fascismo. Il rettore ha dichiarato: «Dimmi chi sono i tuoi modelli e ti dirò chi sei, dimmi quali sono le tue fonti di ispirazione e capirò qual è la tua visione del mondo, quali sono i tuoi miti, dimmi chi stai seguendo e ti dirò come andrà a finire». La polemica rischia di alimentare ulteriormente la divisione politica in Italia, in un clima già teso per le questioni internazionali e interne. Il governo Meloni, intanto, continua a difendere la propria legittimità democratica, mentre l'opposizione cerca di mantenere viva l'attenzione sulle critiche alla destra.

Un'analisi: il potere delle immagini e della retorica

L'uso di collage e immagini da parte di Montanari evidenzia una strategia comunicativa mirata a colpire l'immaginario collettivo. L'accostamento visivo tra Meloni e Mussolini, così come il ritratto di Salvini composto da foto di migranti morti, sfrutta la potenza evocativa delle immagini per veicolare un messaggio politico diretto. Tuttavia, la reazione della maggioranza dimostra come queste provocazioni possano rafforzare la coesione interna del centrodestra, che si presenta come vittima di attacchi ingiustificati. La sfida per l'opposizione sarà trasformare queste accuse in un dibattito sostanziale, evitando che la polemica si esaurisca in uno scontro puramente retorico.

In sintesi

  • Tomaso Montanari ha accusato Meloni e Salvini di fascismo dal palco del Concertone di Taranto, usando collage provocatori.
  • Fratelli d'Italia ha bollato l'intervento come propaganda scadente e ha difeso la premier.
  • Il Primo Maggio è stato caratterizzato da numerosi interventi politici, tra cui la modifica di Bella Ciao da parte di Delia e le dichiarazioni di Piero Pelù.
  • Francesca Albanese ha collegato le morti sul lavoro a Taranto al conflitto a Gaza, criticando la sponsorizzazione di Eni.
  • L'episodio segna l'inizio di una campagna elettorale basata sulla contrapposizione tra antifascismo e destra, in vista delle elezioni del 2027.
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