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Bce tiene i tassi fermi al 2%, ma Lagarde apre a un rialzo: 'Discussione lunga e unanime'

La presidente della Banca centrale europea segnala che la guerra in Medio Oriente e l'impennata dei prezzi energetici potrebbero richiedere una stretta monetaria a giugno.

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Bce tiene i tassi fermi al 2%, ma Lagarde apre a un rialzo: 'Discussione lunga e unanime'
La presidente della Banca centrale europea segnala che la guerra in Medio Oriente e l'impennata dei prezzi energetici poCredit · Sky TG24

I fatti

  • Il tasso sui depositi resta al 2%, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%.
  • La decisione è stata unanime, ma il Consiglio direttivo ha discusso a lungo anche l'opzione di un rialzo.
  • L'inflazione dell'area euro ad aprile è salita al 3%, dal 2,6% di marzo, trainata dai rincari energetici.
  • La Bce ha dichiarato che i rischi al rialzo per l'inflazione e al ribasso per la crescita si sono intensificati.
  • Il conflitto in Medio Oriente ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche e gravato sul clima di fiducia.
  • La Bank of England ha lasciato i tassi invariati al 3,75% nella stessa giornata.
  • Lagarde ha affermato che l'economia si sta allontanando dallo scenario base delle proiezioni di marzo.
  • La Bce adotterà un approccio guidato dai dati, con decisioni riunione per riunione.

Tassi fermi, ma la porta a un rialzo resta aperta

La Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi di interesse, come ampiamente atteso dai mercati. Il tasso sui depositi resta al 2%, livello raggiunto a giugno 2025, mentre il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento è al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. La decisione, ha spiegato la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa, è stata unanime, ma il Consiglio direttivo ha discusso a lungo anche l'opzione di un rialzo. "È chiaro in che direzione stiamo andando", ha detto Lagarde, pur riconoscendo che "potrebbero esserci cambiamenti enormi" nel prossimo futuro. La Bce ha voluto preparare il terreno per una possibile stretta monetaria, senza però impegnarsi in anticipo. Il comunicato ufficiale sottolinea che "i rischi al rialzo per l'inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati".

La guerra in Medio Oriente e l'impennata energetica

Il principale fattore di incertezza è il conflitto in Medio Oriente, che "ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l'inflazione e gravando sul clima di fiducia", ha dichiarato la Bce. L'inflazione dell'area euro ad aprile ha accelerato al 3%, dal 2,6% di marzo e dall'1,9% di febbraio, interamente per effetto dei rincari dell'energia. "Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell'energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell'inflazione e sull'economia", ha avvertito la Banca centrale. Lagarde ha aggiunto che le catene di fornitura "si stanno ritrovando sotto pressione", con tempi di consegna più lunghi e aumento dei prezzi dei fattori produttivi.

Crescita in rallentamento, rischi al ribasso

Le prospettive economiche sono "molto incerte" e i rischi per la crescita restano orientati al ribasso, ha affermato Lagarde. "I sondaggi indicano un rallentamento della crescita, mentre consumatori e imprese sono diventati meno fiduciosi riguardo al futuro da quando è iniziata la guerra." L'economia dell'area euro si sta allontanando dallo scenario base delle proiezioni di marzo, ha aggiunto, senza però specificare se si stia dirigendo verso lo scenario avverso. La presidente ha spiegato che gli elevati costi dell'energia continueranno a pesare sui redditi reali, rendendo famiglie e imprese più riluttanti a consumare e investire. Una protratta interruzione delle forniture energetiche potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi e mantenerli elevati più a lungo, erodendo i redditi e intensificando il freno alla crescita.

Inflazione ancora sopra il target, ma effetti di secondo impatto assenti

Nonostante l'accelerazione dell'inflazione, la Bce ha finora osservato solo qualche effetto indiretto dei rincari energetici, senza effetti di secondo impatto significativi sui salari e sugli altri prezzi. "Le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate", ha dichiarato la Bce, anche se quelle sugli orizzonti temporali più brevi sono aumentate in modo significativo. Lagarde ha sottolineato che la Bce vuole evitare sia il rischio di alzare i tassi troppo presto, come nel 2011, frenando la crescita, sia quello di aspettare troppo, alimentando l'inflazione, come tra il 2020 e il 2022. Per questo, il Consiglio direttivo adotterà un approccio guidato dai dati, con decisioni prese riunione per riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.

La Bce prepara il terreno per giugno

La prossima riunione di giugno sarà cruciale, quando la Bce disporrà di nuove proiezioni macroeconomiche. Lagarde ha indicato che a giugno ci saranno maggiori dati per decidere sulla politica monetaria. Le proiezioni di marzo già contemplavano due rialzi dei tassi, e le condizioni finanziarie della zona euro si sono già irrigidite. La Bce ha ribadito che si trova "tuttora in una posizione favorevole per affrontare l'attuale incertezza", grazie a un'inflazione partita intorno al 2% e a un'economia che ha mostrato una buona capacità di tenuta. Tuttavia, l'evoluzione della guerra e dei prezzi energetici potrebbe rendere necessario un intervento. "Il Consiglio direttivo seguirà attentamente la situazione", ha concluso la Bce.

Anche la Bank of England mantiene i tassi fermi

Nella stessa giornata, la Bank of England ha lasciato invariati i tassi di interesse al 3,75%, una decisione senza sorprese. L'inflazione nel Regno Unito resta al di sopra del target del 3%, e l'economia è gravata dalle incognite geopolitiche, in particolare dalla guerra in Medio Oriente e dai suoi contraccolpi sull'energia. La scelta della BoE conferma il quadro di incertezza globale, con le principali banche centrali che attendono di valutare l'evoluzione dello shock energetico prima di muovere i tassi. La Bce, pur con dinamiche diverse, si muove in sintonia con il contesto internazionale.

Prospettive: una stretta non scontata ma verosimile

Le indicazioni del Consiglio direttivo preparano il terreno per un possibile rialzo dei tassi, non scontato ma reso verosimile dall'evoluzione della guerra. Lagarde ha ribadito che la Bce è pronta ad agire se l'inflazione dovesse diventare più persistente, ma ha anche sottolineato la necessità di evitare errori di tempistica. "Dal punto di vista, so in che direzione stiamo andando", ha detto Lagarde, lasciando intendere che la direzione è verso un inasprimento. Tuttavia, l'entità e la tempistica dipenderanno dai dati. L'area euro si trova in una fase di elevata incertezza, con rischi bilaterali per inflazione e crescita, e la Bce dovrà navigare con cautela tra le due priorità.

In sintesi

  • La Bce ha mantenuto i tassi invariati, ma ha discusso a lungo un possibile rialzo, lasciando aperta la porta a una stretta a giugno.
  • L'inflazione dell'area euro è salita al 3% ad aprile, trainata dai prezzi energetici legati alla guerra in Medio Oriente.
  • I rischi per la crescita sono orientati al ribasso, con catene di fornitura sotto pressione e fiducia in calo.
  • La Bce adotta un approccio guidato dai dati, senza vincolarsi a un percorso predefinito dei tassi.
  • Anche la Bank of England ha lasciato i tassi invariati, in un contesto di incertezza globale.
  • La prossima riunione di giugno sarà decisiva, con nuove proiezioni che potrebbero giustificare un rialzo.
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