Biennale di Venezia: si dimette la giuria, arrivano i Leoni dei Visitatori
La 61ª Esposizione Internazionale d'Arte si apre il 9 maggio senza cerimonia ufficiale, con premi popolari e la riammissione di Russia e Israele.

ITALY —
I fatti
- La giuria internazionale della 61ª Biennale d'Arte si è dimessa il 29 aprile 2026.
- La giuria era composta da Solange Farkas, Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi.
- La premier Giorgia Meloni ha dichiarato di non condividere la scelta di riaprire il padiglione russo, ma ha definito Buttafuoco 'capacissimo'.
- Il ministero della Cultura ha inviato ispettori a Ca' Giustinian il 29 aprile per verificare i bilanci.
- La Biennale ha istituito due Leoni dei Visitatori, votati dal pubblico, per il miglior partecipante e la migliore partecipazione nazionale.
- Russia e Israele sono state riammesse al concorso per i premi, dopo essere state escluse dalla giuria.
- La cerimonia di premiazione è stata spostata al 22 novembre, ultimo giorno dell'esposizione.
- Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar si è congratulato con la giuria per le dimissioni.
La giuria si dimette dopo l'arrivo degli ispettori del Ministero
La giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia ha rassegnato le dimissioni il 29 aprile, lo stesso giorno in cui gli ispettori inviati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli hanno lasciato Ca' Giustinian per tornare a Roma. La decisione, annunciata con una nota, è stata presa in ottemperanza alla Dichiarazione di Intenti del 22 aprile 2026, dopo settimane di tensioni legate alla riapertura del padiglione russo e alla presenza di artisti israeliani. Il ministero della Cultura ha precisato di essere estraneo alle dimissioni, sottolineando che non è mai stata intenzione commissariare il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, e confermando l'identità di vedute tra Giuli e la premier Meloni.
Meloni e Salvini: posizioni divergenti sulla scelta di Buttafuoco
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, ha dichiarato di non entrare nel merito delle dimissioni della giuria, ma di fermarsi alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo non è condivisa dal governo, ma la Biennale è un ente autonomo e Buttafuoco è una persona capacissima. 'Io questa scelta non l'avrei fatta al suo posto', ha aggiunto, precisando di non aver parlato con Giuli dell'invio degli ispettori. Il vicepremier Matteo Salvini, al contrario, ha definito 'geniale' la decisione di Buttafuoco di assegnare i premi alla fine della rassegna e di farli votare dai visitatori, annunciando che parteciperà all'inaugurazione.
Istituiti i Leoni dei Visitatori: il pubblico decide i vincitori
In risposta alle dimissioni della giuria, la Biennale ha istituito in tempi record due Leoni dei Visitatori, premi popolari votati dal pubblico. I titolari di biglietto che avranno visitato entrambe le sedi della mostra, dal 9 maggio al 22 novembre, potranno esprimere un solo voto per ciascuna delle due categorie: miglior partecipante e migliore partecipazione nazionale. Il tracciamento del sistema di biglietteria comproverà la visita. La Biennale ha specificato che la decisione segue il principio di inclusione e parità di trattamento, riammettendo Russia e Israele al concorso, in coerenza con lo spirito fondativo dell'istituzione basato su apertura, dialogo e rifiuto di censura.
Russia e Israele riammesse: polemiche politiche e reazioni internazionali
La riammissione di Russia e Israele, che erano state escluse dalla giuria internazionale in quanto guidati da leader accusati di crimini contro l'umanità, ha scatenato reazioni contrastanti. Il Partito Democratico ha parlato di 'crisi istituzionale e culturale senza precedenti', mentre il deputato M5s Gaetano Amato ha definito la situazione un 'caos indegno'. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar si è congratulato con la giuria per le dimissioni, affermando su X che 'non c'è posto per la politica, i boicottaggi e l'antisemitismo nel mondo della cultura'. Lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru, precedentemente escluso, ha espresso soddisfazione per il trattamento equo e non discriminatorio.
Niente cerimonia d'inaugurazione: porte aperte il 9 maggio
La 61ª Esposizione aprirà i battenti il 9 maggio senza la tradizionale cerimonia ufficiale. La premiazione dei Leoni d'Oro è stata spostata al 22 novembre, ultimo giorno di apertura. Un precedente simile si era verificato nell'edizione 2021 della Mostra Internazionale di Architettura, a causa della pandemia di Covid-19. Il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, ha accolto con favore la scelta di Buttafuoco di istituire un'ampia giuria popolare, definendola 'una risposta intelligente e autorevole' in una fase delicata.
Il futuro della Biennale tra autonomia e pressioni politiche
Le dimissioni della giuria e l'arrivo degli ispettori ministeriali hanno sollevato interrogativi sull'autonomia della Biennale. Il ministero della Cultura ha negato qualsiasi intento commissariante, ma la premier Meloni ha ribadito la non condivisione della scelta sul padiglione russo. La Biennale, dal canto suo, ha ribadito la propria indipendenza, confermandosi luogo di tregua in nome dell'arte e della libertà artistica. La decisione di Buttafuoco di affidare i premi al pubblico potrebbe rappresentare un precedente per future edizioni, ma resta da vedere come verrà gestita la partecipazione di paesi controversi e se le tensioni politiche si placheranno.
In sintesi
- La giuria internazionale si è dimessa per protesta contro la riapertura del padiglione russo e la presenza israeliana.
- La Biennale ha risposto istituendo due Leoni dei Visitatori, votati dal pubblico, riammettendo Russia e Israele.
- La cerimonia di premiazione è stata spostata al 22 novembre, mentre il 9 maggio l'esposizione aprirà senza cerimonia ufficiale.
- Il governo italiano è diviso: Meloni critica la scelta su Mosca, Salvini la appoggia.
- Israele ha elogiato le dimissioni della giuria, definendole una vittoria contro il boicottaggio.
- Il futuro della Biennale resta incerto tra autonomia culturale e pressioni politiche.


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