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Petrolio sotto i 100 dollari: i mercati scommettono su un accordo USA-Iran

Le borse europee e Wall Street chiudono in rialzo sull'onda delle dichiarazioni di Donald Trump e di trimestrali solide, mentre i prezzi del greggio crollano.

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Petrolio sotto i 100 dollari: i mercati scommettono su un accordo USA-Iran
Le borse europee e Wall Street chiudono in rialzo sull'onda delle dichiarazioni di Donald Trump e di trimestrali solide,Credit · la Repubblica

I fatti

  • Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile.
  • Il Brent ha toccato i 97,74 dollari (-11%), il WTI i 90,16 dollari (-12%).
  • Le borse europee hanno registrato rialzi significativi: Londra +2,15%, Francoforte +2,12%.
  • Il Ftse Mib di Milano ha guadagnato l'1,7% raggiungendo i massimi da marzo 2000.
  • Amplifon ha chiuso in rialzo del 12,4%, Lottomatica del 12,71%.
  • I mercati azionari statunitensi hanno aperto in rialzo: Dow Jones +1%, S&P 500 +0,70%, Nasdaq +0,73%.
  • I livelli di stoccaggio di gas in Europa sono al 34%, al di sotto della media quinquennale.

Ottimismo sui mercati tra speranze di pace e conti solidi

I mercati finanziari globali hanno mostrato un rinnovato ottimismo, spinti dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump che sembrano avvicinare un accordo tra Stati Uniti e Iran. Questa prospettiva ha innescato un crollo dei prezzi del petrolio, che sono tornati a scendere sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Nonostante un clima di incertezza persistente, le borse europee hanno ripreso le negoziazioni con un trend rialzista, sostenute anche da una valanga di risultati trimestrali positivi presentati dalle principali società quotate. Londra ha chiuso con un guadagno del 2,15% e Francoforte del 2,12%. A Piazza Affari, in particolare, si è distinta Amplifon, che ha guadagnato il 12,4% sulla scia dei propri risultati, superata solo nel finale da Lottomatica (+12,71%). Anche Buzzi ha registrato una forte performance (+5,75%), così come Leonardo, che ha chiuso in rialzo del 5% dopo la pubblicazione dei propri conti. La Borsa di Milano ha segnato un netto rialzo, allineandosi agli altri listini europei. Il Ftse Mib ha guadagnato l'1,7%, attestandosi a 49.414 punti, raggiungendo i massimi livelli da marzo 2000. Questo slancio è alimentato dalle voci insistenti di un'intesa tra Stati Uniti e Iran e dalla potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio globale.

Il greggio in caduta libera: Brent e WTI sotto pressione

Il prezzo del petrolio ha subito un calo drastico, scendendo sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. Il Brent ha registrato una flessione dell'11%, attestandosi a 97,74 dollari al barile, mentre il WTI ha perso l'11% chiudendo a 90,16 dollari al barile. Anche il prezzo del gas ha subito un ribasso significativo, segnando una flessione di quasi l'8% a 43,1 euro al megawattora. Il crollo dei prezzi del greggio è direttamente collegato alle speculazioni su un possibile accordo tra Washington e Teheran. L'ipotesi di un'intesa e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale per l'esportazione di petrolio dall'Iran, hanno innescato vendite massicce sul mercato delle materie prime. Nonostante il calo dei prezzi energetici, gli operatori di mercato mantengono una certa cautela. I livelli di stoccaggio di gas in Europa si attestano attualmente intorno al 34%, una cifra ben al di sotto della media quinquennale. Questo dato, unito alle tensioni geopolitiche ancora latenti, suggerisce che la volatilità sui mercati energetici potrebbe persistere.

Wall Street segue il trend positivo, trainata da tecnologia e accordo Iran

Anche i mercati azionari statunitensi hanno aperto la seduta in rialzo, riflettendo l'entusiasmo generato dall'ipotesi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e dal contemporaneo crollo dei prezzi del greggio. Il Dow Jones ha guadagnato l'1%, l'S&P 500 è avanzato dello 0,70% e il Nasdaq ha registrato un incremento dello 0,73%. I mercati azionari esteri hanno mostrato guadagni ancora più marcati, beneficiando anch'essi delle notizie provenienti dal fronte diplomatico e dalla solidità dei bilanci aziendali. La serie di trimestrali positive, in particolare nel settore tecnologico, ha ulteriormente rafforzato la fiducia degli investitori nei fondamentali economici. L'Ibex 35 di Madrid ha chiuso la giornata con un rialzo dell'1,38% a 17.906,25 punti, mentre l'indice Ftse Mib di Milano ha guadagnato lo 0,85% a 48.968 punti. Questi risultati confermano un trend positivo generalizzato sui principali mercati mondiali.

I bilanci aziendali confermano la resilienza dell'economia

Oltre alle dinamiche geopolitiche, un fattore chiave che ha sostenuto i mercati è stata la pubblicazione di una serie di risultati trimestrali solidi da parte delle maggiori società quotate. Questi bilanci sembrano indicare che i fondamentali economici rimangono robusti, nonostante le notevoli turbolenze degli ultimi mesi. L'amministratore delegato di una società, Maurizio Brusadelli, ha rilevato in una nota che i primi tre mesi del 2026 hanno visto un avvio d'anno solido, confermando le aspettative sulla traiettoria di crescita positiva annuale del gruppo. Ha sottolineato come i risultati abbiano beneficiato della continua adozione di soluzioni rinnovabili in tutta Europa, un driver di crescita fondamentale. Ha inoltre aggiunto che la limitata esposizione diretta al Medio Oriente, unitamente alle misure di mitigazione adottate, hanno contribuito a contenere l'impatto del conflitto in corso. Questo suggerisce una strategia aziendale attenta alla gestione dei rischi geopolitici, elemento sempre più cruciale nel contesto attuale.

Divergenze sull'accordo USA-Iran e inflazione sottostante

La narrazione di un imminente accordo tra Stati Uniti e Iran, pur alimentando l'ottimismo dei mercati, presenta sfumature divergenti. Secondo Axios, la Casa Bianca si sentirebbe vicina a un memorandum d'intesa. Teheran, tuttavia, parla più di una "lista dei desideri" e di clausole inaccettabili, suggerendo che la strada verso un'intesa definitiva potrebbe essere ancora lunga e complessa. Nel frattempo, i dati sull'inflazione sottostante continuano a destare attenzione. Nel marzo 2026, i prezzi alla produzione industriale sono aumentati del 3,4% nell'area dell'euro e del 3,2% nell'UE, secondo le stime di Eurostat. Questo dato, sebbene in calo rispetto ai mesi precedenti (nel febbraio 2026 si era registrata una diminuzione dello 0,6% nell'area euro e dello 0,5% nell'UE), indica una pressione inflazionistica ancora presente. La combinazione di speranze diplomatiche e dati economici contrastanti crea un quadro complesso per gli investitori. La capacità di mantenere la calma e di navigare tra queste diverse influenze sarà cruciale nelle prossime settimane.

In sintesi

  • Le speranze di un accordo tra USA e Iran hanno spinto i mercati finanziari, portando il petrolio sotto i 100 dollari al barile.
  • Le borse europee e statunitensi hanno chiuso in rialzo, con Milano che ha toccato i massimi da marzo 2000.
  • I risultati trimestrali delle aziende si sono rivelati solidi, confermando la resilienza dell'economia.
  • La situazione geopolitica rimane un fattore di incertezza, con posizioni divergenti tra Washington e Teheran sull'accordo.
  • I livelli di stoccaggio del gas in Europa sono bassi, suggerendo potenziali pressioni sui prezzi energetici in futuro.
  • L'inflazione sottostante, misurata dai prezzi alla produzione industriale, mostra segnali di persistenza.
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