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La superpetroliera Huge rompe l'assedio di Hormuz: Teheran evita il 'tank top' con tagli alla produzione e stoccaggi di fortuna

Con una strategia a tre livelli – industriale, logistica e militare – l'Iran tiene a bada la pressione americana, mentre gli Stati Uniti diventano il primo esportatore mondiale di greggio.

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La superpetroliera Huge rompe l'assedio di Hormuz: Teheran evita il 'tank top' con tagli alla produzione e stoccaggi di fortuna
Con una strategia a tre livelli – industriale, logistica e militare – l'Iran tiene a bada la pressione americana, mentreCredit · CNBC

I fatti

  • La superpetroliera Huge, con 1,9 milioni di barili di greggio, ha forzato il blocco navale statunitense nello Stretto di Hormuz.
  • Il carico della Huge vale circa 200 milioni di dollari per le casse del regime iraniano.
  • Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato che l'Iran potrebbe chiudere i pozzi la prossima settimana.
  • Teheran ha ridotto la produzione in modo controllato per evitare danni permanenti ai giacimenti.
  • L'Iran sta utilizzando 'junk storage' – depositi di fortuna e petroliere dismesse – per aumentare la capacità di stoccaggio.
  • Gli Stati Uniti hanno esportato 250 milioni di barili di petrolio nelle ultime nove settimane, superando l'Arabia Saudita.
  • Le scorte di petrolio dei Paesi Ocse potrebbero raggiungere il minimo tra il 9 e il 30 maggio, secondo JP Morgan.
  • Il prezzo del WTI è a 103 dollari al barile e potrebbe salire a 150 dollari se la crisi si protrae.

La trappola del 'tank top' e la risposta di Teheran

Il blocco totale dello Stretto di Hormuz imposto dagli Stati Uniti mira a saturare la capacità di stoccaggio di petrolio dell'Iran, costringendo Teheran alla chiusura dei pozzi. Questo scenario, noto come 'tank top' – serbatoi pieni fino all'orlo – rappresenta un pericolo tecnico ed economico: fermare le estrazioni in modo brusco può danneggiare irreparabilmente i giacimenti. Per scongiurare il collasso, il regime iraniano ha messo in campo una strategia a tre livelli che combina resilienza industriale, ingegneria logistica e audacia militare. Un primo risultato tangibile è arrivato con il passaggio della superpetroliera Huge, che ha forzato il blocco della marina statunitense ed è ora in navigazione verso clienti dell'Estremo Oriente.

La Huge rompe l'assedio: tre effetti strategici

La fuga della Huge ha prodotto tre effetti immediati. Ha dimostrato che il cordone navale americano non è impenetrabile. Ha garantito al regime un introito di circa 200 milioni di dollari per i suoi 1,9 milioni di barili di greggio, fornendo nuova linfa finanziaria. Infine, ha liberato spazio negli stoccaggi, alleviando temporaneamente la pressione sul 'tank top'. L'operazione ha anche un valore simbolico: mostra che, nonostante le cospicue perdite subite, la Marina dei Pasdaran è in grado di riorganizzarsi e colpire. Fonti americane riferiscono che Teheran sta approfittando della tregua per recuperare missili e munizioni nascosti sottoterra o sotto le macerie della guerra.

Tagli controllati alla produzione e 'junk storage'

Se l'amministrazione Trump ha scommesso sul collasso fisico del sistema iraniano, Teheran ha risposto con una mossa di chirurgia economica: un taglio drastico e controllato della produzione. Questa riduzione, calibrata per evitare danni permanenti, consente di mettere i pozzi a riposo e di riattivarli rapidamente quando necessario. Il know-how tecnico accumulato in decenni di blocchi improvvisi – causati da sanzioni o guerre – si sta rivelando cruciale. Parallelamente, l'Iran ha iniziato a cercare nuove modalità di stoccaggio, i cosiddetti 'junk storage': depositi di fortuna come container improvvisati o in disuso, e perfino petroliere dismesse. È stato ipotizzato anche il trasporto di greggio verso la Cina attraverso un corridoio ferroviario. Molte petroliere sono ferme intorno all'isola di Kharg, punto chiave dell'export, trasformando le acque in un enorme parcheggio di imbarcazioni.

Le parole di Scott Bessent e il dissenso degli analisti

Domenica scorsa, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che l'Iran potrebbe chiudere i rubinetti già la prossima settimana, segnalando la fiducia di Washington nell'efficacia del blocco. Tuttavia, molti analisti non concordano con questa previsione, sottolineando che la strategia iraniana finora ha funzionato. Un alto funzionario iraniano ha spiegato a Bloomberg che il taglio della produzione è già in atto per rimanere sotto la soglia critica del 'tank top'. La pazienza, come recita un antico adagio persiano, trasforma l'uva acerba in halva: Teheran punta a resistere fino a quando le condizioni non cambieranno.

Il contraccolpo occidentale: scorte in calo e prezzo del petrolio verso i 150 dollari

Se l'Iran combatte contro il 'tank top', i Paesi occidentali affrontano il problema opposto: le riserve di petrolio rischiano di esaurirsi. Le rotte alternative per far arrivare in Europa il greggio dell'Arabia Saudita e degli altri Paesi del Medio Oriente non bastano a compensare la chiusura di Hormuz. Secondo gli esperti di JP Morgan, le scorte di petrolio dei Paesi Ocse potrebbero raggiungere il minimo tra il 9 e il 30 maggio. Il prezzo del WTI, attualmente intorno ai 103 dollari al barile, potrebbe schizzare a 150 dollari, innescando una reazione a catena su inflazione e costo della benzina. Il rischio concreto è che la crisi energetica si trasformi in una crisi economica globale.

Gli Stati Uniti diventano il primo esportatore mondiale di petrolio

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno registrato un boom delle esportazioni, diventando il maggiore esportatore mondiale di petrolio con 250 milioni di barili spediti all'estero nelle ultime nove settimane, superando l'Arabia Saudita. Questo balzo ha messo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente: le riserve complessive di petrolio e carburanti sono diminuite per quattro settimane consecutive, scendendo al di sotto delle medie storiche. Gli esperti del settore si interrogano su quanto a lungo sarà possibile sostenere le esportazioni a questi livelli. Il cuscinetto di riserve statunitensi si sta assottigliando, e i produttori faticano a tenere il passo con la domanda. La situazione evidenzia come la chiusura di Hormuz stia ridisegnando gli equilibri energetici globali, con effetti imprevedibili.

La guerriglia navale dei Pasdaran e lo scenario futuro

A corollario della strategia industriale e logistica, l'Iran ha intensificato le azioni militari nello Stretto di Hormuz. La Marina dei Pasdaran utilizza tattiche di guerriglia navale – barchini veloci, droni suicidi e sistemi missilistici terra-mare – per imporre un pedaggio sul passaggio e disturbare le navi cisterna 'nemiche'. Il messaggio è chiaro: senza un accordo con Teheran, la stabilità energetica del mondo resta un miraggio. Se la situazione non si sbloccherà entro un mese, le scorte occidentali potrebbero toccare il fondo, e il prezzo del petrolio potrebbe raggiungere i 150 dollari al barile. Il braccio di ferro tra Iran e Stati Uniti prosegue, con entrambi i contendenti che giocano le loro carte migliori. Ma il tempo, per ora, sembra giocare a favore della pazienza persiana.

In sintesi

  • L'Iran ha evitato il 'tank top' grazie a una strategia combinata di tagli controllati alla produzione, stoccaggi di fortuna e azioni militari.
  • La superpetroliera Huge ha forzato il blocco di Hormuz, dimostrando che la Marina dei Pasdaran è ancora in grado di operare.
  • Il segretario al Tesoro Scott Bessent prevede una chiusura imminente dei pozzi iraniani, ma molti analisti ritengono la strategia di Teheran efficace.
  • Le scorte di petrolio dei Paesi Ocse potrebbero esaurirsi entro maggio, con il prezzo del greggio che potrebbe salire a 150 dollari al barile.
  • Gli Stati Uniti sono diventati il primo esportatore mondiale di petrolio, ma le loro riserve si stanno rapidamente esaurendo.
  • La crisi di Hormuz sta ridefinendo gli equilibri energetici globali, con rischi di inflazione e instabilità economica.
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