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Hantavirus, Ilaria Capua: "Rischio contagio in Italia vicino allo zero"

La virologa rassicura sulla scarsa trasmissibilità interumana del virus, nonostante i casi sulla nave da crociera MV Hondius.

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Hantavirus, Ilaria Capua: "Rischio contagio in Italia vicino allo zero"
La virologa rassicura sulla scarsa trasmissibilità interumana del virus, nonostante i casi sulla nave da crociera MV HonCredit · Corriere della Sera

I fatti

  • Nove casi di Hantavirus confermati dall'OMS legati alla nave MV Hondius, con tre decessi.
  • Il ceppo Andes è l'unico Hantavirus noto per la trasmissione interumana, ma richiede contatti stretti.
  • Ilaria Capua ritiene il rischio di contagio in Italia "quanto più vicino allo zero".
  • Quattro italiani sono in quarantena dopo essere stati a contatto con passeggeri della nave.
  • Il serbatoio naturale dell'Hantavirus sono i roditori selvatici.
  • L'incubazione del virus varia da una a cinque settimane.
  • L'OMS monitora la situazione ma non prevede un'epidemia su larga scala.

L'allarme Hantavirus e le rassicurazioni della virologa

Un focolaio di Hantavirus a bordo della nave da crociera MV Hondius ha acceso i riflettori su un virus noto da decenni, ma la cui potenziale diffusione genera timori nell'opinione pubblica, ancora segnata dal ricordo della pandemia di Covid-19. Tuttavia, esperti come la virologa Ilaria Capua invitano alla calma, sottolineando le intrinseche limitazioni del virus alla trasmissione interumana. Capua ha spiegato che, sebbene l'Hantavirus sia conosciuto da circa settant'anni e abbia causato focolai in diverse parti del mondo, inclusi Stati Uniti, Sud America ed Europa (in particolare in Finlandia), la sua capacità di contagio tra esseri umani è molto limitata. "Questi virus non hanno capacità di far partire un'emergenza pandemica", ha affermato, minimizzando il rischio concreto per l'Italia. Il suo giudizio è netto: "il rischio per l'Italia, visto che lo zero in biologia non esiste, mi sento di dire un numero quanto più vicino allo zero". La preoccupazione dei cittadini è comprensibile, ma Capua distingue nettamente tra virus diversi, evidenziando che l'Hantavirus non possiede il potenziale per scatenare una crisi sanitaria globale. La gestione dei casi emersi sulla nave, con i passeggeri sintomatici isolati e curati in ospedale, rafforza ulteriormente la sua valutazione di un rischio di contagio "praticamente zero" per la popolazione generale.

Il focolaio sulla MV Hondius: cifre e contatti

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato nove casi di Hantavirus legati all'epidemia scoppiata sulla nave da crociera MV Hondius. Di questi, sette sono stati confermati in laboratorio e due sono considerati probabili. Purtroppo, tre passeggeri – una coppia olandese e una donna tedesca – hanno perso la vita a causa delle complicanze dell'infezione, determinando un tasso di letalità del 33% all'interno di questo specifico cluster. La nave, che trasportava 147 persone da 23 Paesi, ha visto i primi segnali del focolaio mentre si trovava nei pressi dell'isola di Sant'Elena, dove 34 persone erano già sbarcate. Le autorità sanitarie internazionali stanno ora monitorando attentamente tutti i passeggeri che hanno lasciato la nave prima dell'identificazione del virus, nonché chiunque sia entrato in contatto con loro. Tra questi, quattro cittadini italiani residenti in Veneto, Campania, Calabria e Toscana si trovano in quarantena, avendo condiviso il volo KLM con una delle vittime olandesi. Nonostante la gravità clinica della malattia, Capua sottolinea come le infezioni da Hantavirus siano rare. Ha citato focolai passati, come quello che colpì la popolazione Navajo negli Stati Uniti negli anni '90, causato da un ceppo trasmesso dai roditori. In Europa, virus correlati come il Puumala virus causano piccoli focolai stagionali in Finlandia, legati alle popolazioni di roditori. La trasmissione interumana, sebbene documentata per il ceppo Andes (quello identificato sulla nave), richiede contatti stretti e prolungati, rendendo uno scenario pandemico altamente improbabile.

Le caratteristiche dell'Hantavirus e la trasmissione

L'Hantavirus è un virus noto da tempo, il cui serbatoio naturale sono i roditori selvatici, come topi e ratti. La diffusione avviene principalmente attraverso l'inalazione di particelle virali presenti nelle feci, nelle urine o nella saliva degli animali infetti, che possono aerosolizzarsi. Il periodo di incubazione del virus varia tipicamente da una a cinque settimane. Il ceppo Andes, identificato nel focolaio sulla MV Hondius, è l'unico noto per la sua capacità di trasmettersi da persona a persona. Tuttavia, questa trasmissione interumana non è efficiente come quella di altri patogeni e richiede "contatti molto stretti e prolungati", come ha specificato Capua. Questo limita drasticamente il potenziale di diffusione su larga scala. La virologa ha anche evidenziato come, in altre parti del mondo, come l'Argentina, si registrano circa un centinaio di casi all'anno di Hantavirus, gestiti senza che la malattia si diffonda in modo incontrollato. Questo dato, secondo Capua, è una chiara indicazione della "scarsa capacità di diffusione" del virus. La gestione dei casi confermati in Europa, con i pazienti ricoverati sotto stretto controllo medico e in regime di massimo contenimento, contribuisce ulteriormente a minimizzare il rischio di ulteriore trasmissione.

Il parere delle autorità sanitarie e il contesto globale

Il Ministero della Salute italiano, attraverso il suo gruppo tecnico, ha valutato il rischio di diffusione dell'Hantavirus Andes in Italia come "molto basso". Pur raccomandando attenzione nella gestione dei casi importati e dei contatti stretti, le autorità sanitarie nazionali non prevedono un'emergenza. Anche a livello internazionale, il direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha fornito un aggiornamento rassicurante. Ha sottolineato che i dati sui casi sospetti e confermati non sono cambiati significativamente nell'ultima settimana e che non si sono registrati decessi dal 2 maggio. Tutti i casi identificati sono stati isolati e sono sotto stretta supervisione medica, riducendo al minimo il rischio di ulteriore diffusione. L'OMS, pur non escludendo la possibilità di cambiamenti nella situazione, non ritiene al momento che vi sia indicazione di un'epidemia più ampia. Capua ha inoltre contestualizzato la vicenda, ricordando che gli "spillover", ovvero i salti di specie dai animali all'uomo, avvengono continuamente. La complessità del problema risiede nell'incapacità attuale di prevedere quali virus, a fronte di un contatto sempre più stretto tra esseri umani e fauna selvatica, troveranno la "tempesta perfetta" per diventare una minaccia globale. Il caso del virus Mpox (vaiolo delle scimmie) è un esempio di come un virus noto possa amplificare la sua diffusione internazionale in determinate circostanze.

L'importanza della ricerca e della prevenzione

La vicenda dell'Hantavirus sulla MV Hondius, sebbene circoscritta, riaccende i riflettori sulla necessità di investimenti continui nella ricerca scientifica e nella sorveglianza delle malattie emergenti. La capacità di prevedere quali virus potrebbero trasformarsi in minacce globali rimane una sfida aperta, complice la crescente interazione tra uomo e ambiente. Nonostante l'allarmismo generato da alcuni media, la comunità scientifica, rappresentata da figure come Ilaria Capua, continua a fornire un quadro basato sull'evidenza scientifica. La scarsa trasmissibilità interumana dell'Hantavirus e le misure di contenimento adottate per i casi legati alla nave da crociera sono elementi chiave che rassicurano sulla limitata minaccia per la popolazione generale. La gestione efficace di futuri eventi sanitari dipenderà dalla capacità di bilanciare la necessaria allerta con un'informazione corretta e basata sui fatti, evitando toni da "psicosi collettiva" e concentrandosi sulla prevenzione, sulla ricerca e sulla cooperazione internazionale. La vigilanza rimane fondamentale, ma il panico ingiustificato può distogliere risorse e attenzione da minacce più concrete o da strategie di prevenzione efficaci.

In sintesi

  • Il rischio di contagio da Hantavirus in Italia è considerato "quanto più vicino allo zero" dalla virologa Ilaria Capua.
  • La trasmissione interumana dell'Hantavirus, sebbene possibile per il ceppo Andes, richiede contatti stretti e prolungati.
  • Nove casi di Hantavirus sono stati confermati dall'OMS in relazione alla nave da crociera MV Hondius, con tre decessi.
  • Le autorità sanitarie internazionali monitorano i contatti, inclusi quattro italiani in quarantena, ma non prevedono un'epidemia su larga scala.
  • L'Hantavirus è un virus trasmesso dai roditori, con un periodo di incubazione da una a cinque settimane.
  • La ricerca e la prevenzione delle malattie emergenti rimangono cruciali per affrontare potenziali minacce globali.
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