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Teheran minaccia gli Emirati: 'Se sarete pedina di Israele, lezione indimenticabile'

Il comandante dei Pasdaran pubblica la mappa del controllo sullo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti aprono un corridoio sicuro e Trump avverte: 'O accordo o guerra'.

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Teheran minaccia gli Emirati: 'Se sarete pedina di Israele, lezione indimenticabile'
Il comandante dei Pasdaran pubblica la mappa del controllo sullo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti aprono un corCredit · ANSA

I fatti

  • Il comandante in capo dell'esercito iraniano Amir Hatami ha dichiarato che la sicurezza dello Stretto di Hormuz è una 'linea rossa'.
  • Una fonte militare iraniana ha minacciato gli Emirati Arabi Uniti di diventare 'bersagli' se compiranno azioni 'irragionevoli'.
  • La CNN ha riportato che un sistema Iron Dome israeliano schierato segretamente negli Emirati ha intercettato missili iraniani.
  • Il presidente USA Donald Trump ha avvertito che se l'Iran non raggiunge un accordo, 'le operazioni militari riprenderanno'.
  • Il capo dello US Central Command Brad Cooper ha annunciato l'apertura di un 'corridoio' sicuro nello Stretto di Hormuz.
  • Una nave sudcoreana è in fiamme dopo un'esplosione nello Stretto di Hormuz; Seul sta verificando se sia stato un attacco.
  • L'Iran ha affermato di aver colpito una nave da guerra americana con due missili, ma gli Stati Uniti hanno smentito.
  • L'OPEC+ aumenterà la produzione di petrolio dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti.

La mappa del controllo e le minacce ai vicini

Il comandante in capo dell'esercito iraniano, Amir Hatami, ha pubblicato sulla piattaforma X una mappa che illustra le aree controllate dai Pasdaran nello Stretto di Hormuz, il braccio di mare conteso. 'Ogni centimetro di queste acque è alla portata della nostra volontà', ha scritto Hatami, rivendicando il lancio di missili da crociera e droni contro cacciatorpedinieri statunitensi che tentavano di avvicinarsi con 'la tattica dell'oscuramento radar'. La sicurezza dello Stretto, ha ribadito, è una 'linea rossa' per Teheran. L'agenzia di stampa Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha diffuso una minaccia diretta agli Emirati Arabi Uniti: se compiranno un'azione 'irragionevole', tutti i loro interessi diventeranno bersagli della Repubblica Islamica. 'Finora gli Emirati non hanno annunciato alcuna minaccia ufficiale', ha dichiarato una fonte militare all'agenzia, 'ma se dovessero diventare una pedina di Israele e commettere un errore, impareranno una lezione che non dimenticheranno mai'. La fonte ha aggiunto che gli Emirati si trovano in una 'situazione estremamente fragile' e che una ripetizione dell'errore della 'guerra dei 40 giorni' porterebbe Teheran ad abbandonare ogni moderazione, trattando quel 'nido sionista' come parte integrante del regime israeliano.

Lo scudo segreto di Israele negli Emirati

Secondo quanto riferito alla CNN da una fonte a conoscenza dei fatti, un sistema di difesa aerea Iron Dome israeliano, schierato segretamente negli Emirati Arabi Uniti all'inizio della guerra con l'Iran, è stato coinvolto nell'intercettazione di missili iraniani. Lo schieramento, riportato per la prima volta da Axios, rappresenta un chiaro segno della crescente cooperazione tra Israele e gli Emirati. Almeno tre missili sono stati intercettati, ma non è stato immediatamente chiarito quanti siano stati abbattuti dal sistema Iron Dome rispetto ad altri sistemi di difesa aerea eventualmente impiegati. La rivelazione arriva in un momento di massima tensione, con Teheran che considera la presenza militare israeliana nel Golfo come una minaccia diretta. La minaccia iraniana agli Emirati appare quindi legata anche a questa cooperazione segreta, che trasforma di fatto il Paese del Golfo in un avamposto di Israele.

L'ultimatum di Trump e l'apertura del corridoio

Il presidente americano Donald Trump ha lanciato un avvertimento diretto all'Iran: 'O fanno un accordo in buona fede o le operazioni militari riprenderanno'. In un'intervista a Fox News, Trump ha definito gli iraniani 'molto più malleabili che in passato' grazie alla pressione americana, ma ha ammonito che in caso di attacco alle navi statunitensi, l'Iran verrà 'spazzato via'. 'Le nostre forze sono operative al 100%, quelle iraniane distrutte', ha aggiunto. Nel frattempo, il capo dello US Central Command, Brad Cooper, ha annunciato la creazione di un 'corridoio' aperto e sicuro nello Stretto di Hormuz. 'Abbiamo ripulito il passaggio sicuro dalle mine e lo apriremo presto in entrambe le direzioni', ha dichiarato, citato dall'agenzia Bloomberg. Il segretario al Tesoro Usa, Bessent, ha confermato: 'Abbiamo il controllo di Hormuz, lo stiamo aprendo'. Due navi battenti bandiera statunitense hanno già attraversato lo Stretto.

L'esplosione sulla nave sudcoreana e le smentite

Una nave sudcoreana è stata coinvolta in un'esplosione nello Stretto di Hormuz, con fiamme a bordo. Le autorità di Seul hanno dichiarato di essere in fase di verifica se l'incidente sia conseguenza di un attacco. L'episodio si inserisce in un quadro di crescenti incidenti navali: Teheran aveva rivendicato di aver colpito con due missili una nave da guerra americana, ma Washington ha smentito categoricamente la notizia. La televisione iraniana ha riferito di colpi di avvertimento sparati contro cacciatorpediniere americani a Hormuz, mentre gli Stati Uniti hanno confermato che le loro navi stanno operando nel Golfo Arabico. Secondo fonti di stampa, l'esercito americano sarebbe stato autorizzato a colpire motoscafi e missili dei Pasdaran.

Il ruolo dell'OPEC+ e la mediazione pakistana

Sul fronte energetico, l'OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione di petrolio dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti dall'accordo. La decisione mira a stabilizzare i prezzi in un contesto di incertezza geopolitica e di potenziali interruzioni delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Nel frattempo, il Pakistan ha mediato il rimpatrio di 22 marinai di una portacontainer iraniana, segno di un tentativo di de-escalation diplomatica. Il presidente libanese Michel Aoun ha dichiarato di essere 'pronto ad accelerare il ritmo dei negoziati con Israele', un segnale che potrebbe indicare un allargamento del conflitto o una spinta verso soluzioni diplomatiche.

Prospettive: tra guerra e diplomazia

La situazione resta estremamente fluida. Da un lato, l'Iran mantiene una postura aggressiva, minacciando i vicini e rivendicando il controllo sullo Stretto. Dall'altro, gli Stati Uniti mostrano determinazione nel garantire la libertà di navigazione, con Trump che alterna minacce di guerra a richieste di accordo. La presenza segreta israeliana negli Emirati complica ulteriormente lo scenario, rendendo il Golfo un potenziale teatro di scontro diretto tra Israele e Iran. L'esplosione sulla nave sudcoreana, ancora da chiarire, potrebbe rappresentare un punto di svolta se confermata come attacco. Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con apprensione, mentre l'OPEC+ cerca di prevenire uno shock petrolifero. La finestra per una soluzione diplomatica sembra restringersi, con Trump che ha fissato un ultimatum implicito: accordo a breve o bombe.

In sintesi

  • L'Iran ha minacciato gli Emirati Arabi Uniti di rappresaglie se agiranno come 'pedina di Israele', in un contesto di crescente tensione nello Stretto di Hormuz.
  • Un sistema Iron Dome israeliano è stato schierato segretamente negli Emirati e ha intercettato missili iraniani, rivelando una cooperazione militare avanzata.
  • Il presidente Trump ha imposto un ultimatum all'Iran: accordo o ripresa delle operazioni militari, mentre gli Usa aprono un corridoio sicuro a Hormuz.
  • Una nave sudcoreana è esplosa nello Stretto; Seul indaga su un possibile attacco, mentre Teheran rivendica (e Washington smentisce) un attacco a una nave da guerra Usa.
  • L'OPEC+ aumenterà la produzione dopo l'uscita degli Emirati, cercando di mitigare l'impatto di una potenziale chiusura dello Stretto.
  • La mediazione pakistana per il rimpatrio di marinai iraniani e le dichiarazioni del presidente libanese suggeriscono tentativi diplomatici paralleli alla crisi.
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