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Harvey Weinstein, il vecchio leone di Hollywood che ruggisce ancora in gabbia: «Sono innocente, mi dichiareranno tale»

A 74 anni, l'ex magnate del cinema, condannato per violenze sessuali e ora detenuto a Rikers Island, rilascia un'intervista in cui si dipinge come vittima e nega ogni abuso, mentre un nuovo processo lo attende ad aprile.

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Harvey Weinstein, il vecchio leone di Hollywood che ruggisce ancora in gabbia: «Sono innocente, mi dichiareranno tale»
A 74 anni, l'ex magnate del cinema, condannato per violenze sessuali e ora detenuto a Rikers Island, rilascia un'interviCredit · la Repubblica

I fatti

  • Harvey Weinstein, 74 anni, è detenuto a Rikers Island in isolamento per 23 ore al giorno.
  • Nel 2020 è stato condannato a 23 anni, ridotti a 16 per ricorsi ed errori giudiziari.
  • La Corte d'Appello di New York ha annullato la condanna per stupro nel 2024, ordinando un nuovo processo.
  • Soffre di leucemia mieloide cronica, diabete, problemi cardiaci e stenosi spinale.
  • Ha rilasciato un'intervista esclusiva di un'ora al The Hollywood Reporter, curata dal direttore Maer Roshan.
  • Weinstein ha negato ogni violenza sessuale, definendo le accuse «esagerate» e motivate dal denaro.
  • Ha chiesto al giudice di anticipare il processo, dichiarando: «Non so per quanto tempo resterò in vita».
  • Il nuovo processo è fissato per il 15 aprile 2025, ma Weinstein chiede di anticiparlo a marzo.

Un'ombra grigia a Rikers Island

Harvey Weinstein, un tempo lo «sceriffo di Hollywood», oggi è un uomo grigio, pallido e smagrito, confinato in una cella dell'unità medica del carcere di Rikers Island. A 74 anni, l'ex produttore di capolavori come Shakespeare in Love e Il paziente inglese sconta una pena di 16 anni per reati sessuali, ma la sua salute è in declino: leucemia mieloide cronica, diabete, problemi cardiaci e una stenosi spinale che lo costringe su una sedia a rotelle. «È un inferno», ha dichiarato Weinstein in un'intervista esclusiva al The Hollywood Reporter, la prima dopo sei anni di silenzio. «Altri detenuti possono andare nel cortile. Ma ogni volta che sono là fuori, mi sento come se fossi sotto assedio. Si avvicinano e dicono: 'Weinstein, dammi dei soldi. Weinstein, dammi il tuo avvocato'. Sono costantemente minacciato e deriso». Il direttore Maer Roshan, che con Weinstein aveva lavorato alla fine degli anni Novanta, lo descrive come «molto più magro, più grigio e più pallido di come lo ricordavo». L'ex magnate trascorre 23 ore al giorno in isolamento, con solo brevi contatti con infermiere e guardie carcerarie.

«Non ho mai abusato sessualmente di una donna»

Nonostante le decine di denunce e le condanne, Weinstein professa la propria innocenza con veemenza. «Ho mai abusato sessualmente di una donna? No. Non l'ho mai fatto», ha dichiarato nell'intervista, ribaltando la responsabilità sulle accusatrici. «Alcune sapevano ciò a cui andavano incontro. Forse poi si sono sentite male e pentite. Forse hanno visto l'opportunità di un risarcimento. Ma non tutte loro erano così ingenue come hanno voluto fingere». Weinstein ha anche preso di mira le star che lo hanno denunciato pubblicamente: Rosanna Arquette, Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie «hanno semplicemente esagerato. Volevano far parte del club. E poi mi hanno distrutto». Ha inoltre accusato il regista Peter Jackson di aver mentito sul veto di Weinstein alla scrittura di Ashley Judd e Mira Sorvino, definendolo «il peggiore» per vecchie ruggini legate alla produzione de Il Signore degli Anelli. «Mi scuso con quelle donne. Mi dispiace. Non avrei dovuto stare con loro in prima battuta. Le ho tratte in inganno», ha ammesso, per poi aggiungere: «Ma non le ho mai aggredite». Un mea culpa parziale, che non scalfisce la sua autopercezione di vittima.

La battaglia legale e la paura di morire in carcere

Weinstein è detenuto dall'inizio del 2024, dopo che la Corte d'Appello di New York ha annullato la sua condanna per stupro del 2020, riconoscendo un pregiudizio del giudice legato alla tempesta mediatica del #MeToo. Il nuovo processo è stato fissato per il 15 aprile 2025, ma Weinstein ha supplicato il giudice Curtis Farber di anticiparlo a marzo. «Non so per quanto tempo resterò in vita», ha dichiarato durante un'udienza. «Ogni giorno che sono a Rikers Island, mi chiedo come io faccia ancora a stare in piedi. Tengo duro perché voglio giustizia per me e voglio che questo finisca». L'ex produttore ha denunciato il trattamento ricevuto dalla polizia penitenziaria: mercoledì mattina gli hanno somministrato le pillole sbagliate e non sono venuti a prenderlo in tribunale in tempo, facendolo arrivare in sedia a rotelle con oltre mezz'ora di ritardo. «Chiedo e imploro, Vostro Onore, di spostare il processo», ha detto, suggerendo che anche una settimana di anticipo farebbe la differenza. Weinstein ha anche richiesto di essere trasferito a Bellevue, l'ospedale carcerario di New York con condizioni più clementi, ma finora la richiesta non è stata accolta.

La solitudine di un ex magnate: libri, film e telefonate

Nella sua cella, Weinstein passa il tempo leggendo («Ho sempre amato leggere e non c'è molto altro da fare qui») e guardando film su un tablet, pagando 4,95 dollari per ogni visione. «Per lo più sono tutti grandi successi mainstream — non roba da art house. Ma ogni tanto qualche piccolo film spunta dal nulla e diventa fantastico», ha raccontato. Ha appena visto The Ballad of Wallis Island, prodotto da Carey Mulligan, e ha rivisto Good Will Hunting dopo 25 anni, pensando: «Questo sì che è fantastico». I detenuti, però, gli chiedono solo dei film di Quentin Tarantino. «Non è esattamente un posto per amanti dei film romantici», ha commentato. Le sue giornate sono scandite da brevi telefonate ai pochi conoscenti che ancora gli rivolgono la parola e da colloqui con infermiere e guardie. «Non ho alcun contatto umano se non con loro», ha detto. Weinstein ha anche rivelato di aver assunto un prison consultant prima di entrare in carcere, che «mi ha solo aiutato a navigare il sistema, tutte le piccole regole non scritte, cosa fare e non fare… E mi ha salvato la vita».

Il #MeToo e la cancel culture: «Mi hanno cancellato, sono tossico»

Weinstein non risparmia critiche al movimento #MeToo, che lui stesso ha involontariamente scatenato con il suo scandalo. «Questa cultura è folle. È maccartismo», ha dichiarato, riferendosi alla cancel culture che lo ha travolto. «Vorrei che Jeffrey Katzenberg rispondesse alle mie chiamate. Vorrei che Ted Sarandos facesse lo stesso. Così come Bradley Cooper. Mi mancano queste persone, e non solo per questioni di affari, c'è molto di più. Ma io sono 'cancellite'. Tossico. Mi rispondi e vieni subito cancellato». L'ex produttore si lamenta anche del trattamento ricevuto da Disney, che dopo avergli fatto guadagnare «miliardi e miliardi» gli versa una pensione di 60mila dollari all'anno, di cui la metà va alla ex moglie Eve. «E la mia ex moglie Eve ne prende la metà», ha aggiunto con amarezza. Nonostante tutto, Weinstein segue ancora il mondo del cinema: «Gli Oscar se li contendono Paul Thomas Anderson e Ryan Coogler… l'Academy potrebbe fare un parimerito», ha detto, dimostrando di non aver perso l'interesse per l'industria che un tempo dominava.

Il futuro incerto: tra nuovi processi e la speranza di un proscioglimento

Mentre il mondo attende il nuovo processo, Weinstein continua a sperare in un proscioglimento. «Mi dichiareranno innocente, lo giuro», ha detto, riferendosi al procedimento in partenza ad aprile. Ma le accuse sono pesanti: il tribunale di New York lo ha giudicato colpevole di aver stuprato un'aspirante attrice e aggredito altre due donne, anche se è stato assolto per un secondo reato e la delibera sul terzo è attesa. La sua salute precaria potrebbe giocare un ruolo chiave: il giudice ha già concesso l'anticipo dell'udienza per motivi sanitari, e Weinstein ha più volte sottolineato di temere di morire in carcere. «Tengo duro perché voglio giustizia per me», ha ripetuto. L'eredità di Weinstein resta offuscata: da produttore di Tarantino a simbolo del #MeToo, la sua figura è ormai legata indissolubilmente allo scandalo che ha scosso Hollywood. E mentre lui si dichiara vittima di un sistema che l'ha abbandonato, il mondo lo guarda con gli occhi di chi ha visto crollare un mito.

In sintesi

  • Harvey Weinstein, ex produttore di Hollywood, è detenuto a Rikers Island in isolamento per 23 ore al giorno, in attesa di un nuovo processo per stupro.
  • Nell'intervista al The Hollywood Reporter, Weinstein nega ogni abuso sessuale, definendo le accuse motivate dal denaro e dalla volontà di far parte del movimento #MeToo.
  • La sua salute è gravemente compromessa: leucemia, diabete, problemi cardiaci e stenosi spinale lo costringono su una sedia a rotelle.
  • Il nuovo processo è fissato per il 15 aprile 2025, ma Weinstein ha chiesto di anticiparlo a marzo, temendo di morire in carcere.
  • Weinstein critica la cancel culture e si lamenta di essere stato abbandonato da amici e collaboratori, definendosi «tossico» e «cancellite».
  • Nonostante la detenzione, segue ancora il mondo del cinema e spera in un proscioglimento, dichiarandosi innocente.
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